Cambiamento Elettorale

L’Italia da anni ha una certa “perplessità” sul sistema elettorale da scegliere.

Dopo quasi 50 anni di sistema proporzionale, nel 1993, con la “legge mattarella”, si era passati ad un sistema “maggioritario corretto”, ossia per il 75% maggioritario e per il 25% proporzionale.

Nel 2005 però, per vari motivi molto discutibili, si è deciso di tornare indietro, rispolverando il vecchio proporzionale, arricchito di un “optional” che lo rendeva più al passo coi tempi: un eventuale premio di maggioranza.

Anche per questo motivo si è venuta a creare, a seguito delle elezioni, una maggioranza politica debole che da subito, appoggiata anche da chi il sistema l’aveva concepito, ha manifestato l’idea di un “cambiamento elettorale”.

Eccoci dunque a discutere il tema che negli ultimi giorni si è fatto sempre più infuocato: la “bozza Bianco”.

Si tratta di un progetto presentato da Enzo Bianco, Presidente della Commissione Affari Costituzionali, in cui si propone un nuovo sistema elettorale che si avvicina a quello tedesco.

In realtà sono state sollevate numerose critiche a tale bozza perché sembrerebbe nascondere delle differenze sostanziali con il collega germanico, finalizzate a creare un bipartitismo per via del favore ai partiti maggiori.

Così facendo, dalla critica all’attuale bipolarismo (ossia ai due blocchi politici contrapposti, destra e sinistra), si passerà alla critica dell’emergente bipartitismo (ossia due partiti che “dirigono il gioco”; classici esempi sono gli Stati Uniti d’America con Democratici e Repubblicani, oppure la Gran Bretagna con il partito dei Conservatori e il partito Laburista).

A mio parere l’orientamento a seguire il modello tedesco è giusto. Il motivo è semplice: il multipartitismo italiano non permette una facile amministrazione del Paese e una stabilità di Governo perché i recentemente definiti “nani guastafeste” (ossia i piccoli partiti) pongono pesanti veti in base alle proprie “ovvie” esigenze di partito.

Serve quindi un modello che da una parte configuri uno sbarramento atto a escludere queste scomode minoranze e dall’altra possa anche permettere all’Italia di salvarsi da queste logiche di partito concedendo, attraverso la diretta preferenza del candidato, una vera elezione democratica.
Il modello tedesco aiuterà a rilanciare la politica italiana?

Niccolò Picotti

4 Commenti

  • Secondo me il modello tedesco non ci aiuterà molto: non metto in discussione il fatto che sia una buona proposta (anche se io preferivo il vecchio maggioritario) e che garantisca la governabilità meglio del sistema attuale, solo che secondo me non cambia la situazione reale: la gente non è affezionata alla politica e l’attuale modo di cambiare la legge elettorale è ulteriormente disincentivante.
    Il Mattarellum era nato dalla spinta popolare, questo sistema nasce dalla spinta dei partiti, che vogliono evitare che il popolo dica la sua con un referendum… allora magari in astratto il paese sarà più governato, ma i governanti non ascolteranno di più i cittadini temo.

  • Al punto cui siamo arrivati, il trade-off fra governabilita’ e garanzia di rappresentanza pende decisamente a favore del primo: il paese ne ha molto più’ bisogno per contrastare la fase di declino.

  • Secondo me il problema è proprio il fatto che in Italia non ci sia un bipartitismo (che sarebbe facilmente risolvibile con un adeguato premio di maggioranza), bensì un bipolarismo, con la conseguente possibilità per i partitucoli di ricattare indiscriminatamente il governo con le loro richieste…
    Io sarei per uno sbarramento al 7% sia alla Camera che al Senato; per un premio di maggioranza su base NAZIONALE in tutte e due le camere; ok la sfiducia costruttiva.
    Magari anche un doppio turno, come i Francia.

  • Nonostante la legge elettorale vigente siamo già comunque arrivati ad un grande semplificazione del sistema partitico italiano.
    Al posto delle due grandi coalizioni con tanti partiti ora abbiamo due grandi poli, uno di centro-destra e uno di centro-sinistra e tre poli, per ora alternativi: il centro, la sinistra e la destra.
    Le liste elettorali (il centro è ancora incerto, ma l’aggregazione pre o post elezioni sarà necessaria) che si sono formate sono il primo passo verso la formazione di partiti unici.
    Si sono perse sigle e simboli storici, ma penso che a parte la nostalgia ciò non fa altro che giovare al futuro della politica italiana.
    Inoltre è da tener presente che avremo finalmente gruppi parlamentari uniti e compatti! Apriti cielo…
    Non dovremo più assistere alla proliferazione di partiti “parlamentari” che nascono nel bel mezzo della legislatura e gruppi parlamentari formati da poche unità che però decidono il nostro futuro politico.
    Gli sbarramenti al 4% alla Camera e addirittura all’ 8% al Senato per le singole liste sono un altro notevole elemento di semplificazione del sistema.
    Dopo le elezioni torneremo a parlare di legge elettorale (c’è anche un referendum in ballo comunque…), ma intanto possiamo già sorridere.
    Per il momento sarebbe meglio l’elezione su base nazionale anche al Senato per evitare rischi di ingovernabilità; ma mi auguro che in un futuro prossimo si passi al bicameralismo imperfetto, con un Senato adibito a nuove e diverse competenze in modo da ridurre la lentezza e l’inconcludenza di questo bicameralismo che ormai solo noi italiani (e pochi altri…) continuiamo ad utilizzare.


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