Monogamia camerale

Ultimamente si è fatto un gran parlare dell’idea di riformare il nostro Parlamento in senso monocameralista.

Attualmente in Italia, per chi non lo sapesse vi sono 630 deputati, 315 senatori e 7 senatori a vita, per un totale di 952 rappresentanti nelle camere legislative di rango nazionale. Significa, calcolando la popolazione italiana in base alla cifra una tantum di 57 mln di abitanti, un politico ogni 60.000 abitanti circa; senza contare quelli di livello territorialmente inferiore.

Inoltre siamo un paese in cui ancora residua il bicameralismo perfetto, ovvero, una camera può e deve fare esattamente quello che fa l’altra.

Quale il risultato? Non solo costi non indifferenti per il funzionamento dell’apparato normante, ma anche tempi lunghi (a volte anni) per l’approvazione delle leggi; non si può peraltro nemmeno dire che le stesse siano poi fatte particolarmente bene, anzi, è risaputo da chi “bazzica nell’ambiente” che la qualità dei testi prodotti dal Parlamento è in progressivo peggioramento.

Come arginare la situazione? Io un’idea me la sono fatta:

Il bicameralismo è un concetto da superare: abbiamo già il potere legislativo in mano alle regioni, i due rami parlamentari non servono più.

Si potrebbe creare un’unica camera, che, in omaggio agli antichi porterebbe il nome di Senato, composta da 562 rappresentanti eletti dai cittadini a suffragio universale diretto, più un massimo di 5 senatori a vita di nomina presidenziale (come accade ora).

Questo nuovo Senato (che avrebbe sede al posto della Camera, che ha a disposizione 630 posti a sedere e potrebbe tenere tutti tranquillamente) sarebbe titolare della potestà legislativa in maniera esclusiva, sarebbe l’unico soggetto a votare la fiducia al governo, l’unico ente in cui dover raggiungere una maggioranza.

Perché 562+5 posti? Semplice: quando si elegge il Presidente della Repubblica il Parlamento, in seduta comune è integrato dai rappresentanti delle regioni (3 per regione, uno per la Val d’Aosta, che però io porterei a 3 per uniformità e farei del Trentino Altro Adige due regioni separate), che sarebbero, secondo la concezione di chi scrive, 63 (attualmente sono 58).

Ora, non essendoci più due rami non vi sarebbe più la seduta comune; quindi i soggetti chiamati ad eleggere il PdR sarebbero 562+5+63=>630. Ognuno avrebbe un posto a sedere (ora non è così).

Quali però i vantaggi di un modello monocamerale?

Anzitutto speditezza: una camera unica è veloce nel fare le leggi e fornisce un orientamento univoco all’azione di governo, dovendo al suo interno trovare molte meno mediazioni che in due assemblee legislative equipotenziate.

Risparmio economico: sapete qual’è il trattamento economico di un senatore o di un deputato? Questi link vi aiuteranno a farvi un’idea:

Camera Senato

Una sola camera con gli stipendi dei senatori (che sono quelli più bassi), garantirebbe un risparmio di oltre 102 milioni di euro l’anno solo sulle prebende per i rappresentanti politici (quindi tralasciando il costo del personale amministrativo, del mantenimento delle strutture, ecc… parliamo dei soli stipendiucci che avete letto nei link sopra).

Avete idea di quante cose si possono fare con 102.000.000 ? Beh, ve lo lascio immaginare.

Solo una cosa va notata: la finanziaria di quest’anno non ha trovato 1,5 mln di euro per concedere la possibilità ai genitori di figli affetti da sindrome di down di lasciargli la pensione di reversiblità; con i risparmi dettati da questa modifica, il denaro necessario sarebbe spuntato fuori in meno di 6 giorni…

Che dite? Fanno un po’ specie certe cifre no?

 

Davide Vieni

 

 

P.S. Per dimostrarvi che non è difficile, vi invito a leggere quanto scritto in questo link; è una bozza di riforma costituzionale che ho fatto, su due piedi, tra ieri e oggi. Non è tanto per il valore che la stessa possa avere (anche se, ovviamente, io penso ne abbia), ma è per dire che, secondo me, riformare la costituzione non è così difficile, è solo una questione di voler cambiare lo status quo, di fare con le proprie mani un mondo migliore. O almeno che non tenda all’autodistruzione.

1 Commento

  • Togliere una delle due camere non è un cambiamento così semplice; si dovrebbe modificare una bella parte della Costituzione.
    Condivido che la situazione attuale non permette un lavoro e una legiferazione efficiente e snella, ma per contro considero il bicameralismo una condizione di maggiore garanzia del potere legislativo.
    In conclusione però ritengo che l’interesse da valorizzare debba essere il primo.
    C’è anche da dire un’altra cosa: con l’attuale situazione bicamerale sono escluse le c.d. “quote grigie”, ossia tutte le persone che possono votare alla Camera (perchè maggiorenni), ma non al Senato (perchè sotto i 25 anni).
    Come si può realmente sostenere di essere rappresentati se non lo si è in entrambe le Camere in un sistema di bicameralismo perfetto?


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