Parola d’ordine: meritocrazia

Citando una nota enciclopedia informatica, la “Meritocrazia” è una forma di governo dove le cariche amministrative, le cariche pubbliche, e qualsiasi ruolo che richieda responsabilità nei confronti degli altri, è affidata secondo criteri di merito, e non di appartenenza lobbystica, familiare o di casta economica.

In Italia, a differenza di tanti altri Paesi europei, la meritocrazia si limita ad essere un miraggio utile ad abbindolare chi non fa parte delle categorie sopra citate.

In realtà, in un Paese che presenta una crescita e uno sviluppo controllato, limitato e pressapoco inesistente, una logica meritocratica risulterebbe essere uno sprone alla crescita personale e collettiva.

Premiare “chi sa & chi fa” rientra però in quella categoria di temi assai sconvenienti che la politica, in primis, tende a nascondere e a “sorvolare con dolo”.

Nel libro “Contro i giovani“, libro di cui vi consiglio la lettura e che utilizzeremo sicuramente come spunto per altri articoli, emerge con chiarezza questo dato, sottolineato anche dalla riflessione che “ i giovani non devono essere messi nella condizione di competere con i loro più anziani colleghi, cui spetta il compito di selezionarli, anche quando sono molto meno qualificati di loro”.

Recentemente su “lavoce” è uscito un pezzo di Antonino Gentile, in cui vi è un’analisi sugli strumenti che mancano alla Pubblica Amministrazione per incentivare e premiare effettivamente l’impegno dei dipendenti. Si descrive in particolare l’accordo (in vigore?!?) in tema di meritocrazia fra Agenzia delle Entrate della provincia di Trento e sindacati.

La Rochefocauld diceva: Esiste merito senza successo, ma non esiste successo senza qualche merito”, siete d’accordo?

Niccolò Picotti

14 Commenti

  • Caro Niccolò, la “meritocrazia”: che splendida parola. Molto usata nella politica italiana, ma purtroppo molto poco applicata!!

  • C’è da dire che da una parte il diffuso [magari solo apparente] clientelismo nell’amministrazione pubblica è una forma di degenerazione di un modello, cosiddetto spoil system, fondato sul rapporto fiduciario. Nell’ottica originaria tale modello tenderebbe a un’amministrazione composta da persone che agiscono coerentemente rispetto agli obiettivi dettati dalla politica, senza ostacolarli o creando dei ritardi nelle procedure. Introducendo il modello meritocratico, fondato sulla professionalità, bisognerebbe a mio avviso garantire una coincidenza tra professionalità formale (documentata da titoli di studio) e professionalità sostanziale (correlata alle effettive capacità della persona). Nella realtà mi sembra però che troppo spesso questi due concetti tendono a divergere..

  • Gli attacchi viscerali con cui, in nome di primarie sbandierate all’ultimo momento, e non ancora messe in calendario, i partiti stanno cercando di esorcizzare e bloccare la candidatura dell’avvocato Gianni Ortis a sindaco di Udine, candidatura nata al di fuori dei loro giochi di potere, credo debba far riflettere soprattutto i giovani, a prescindere dalla loro collocazione politica. In questa vicenda non è in ballo solo una candidatura (che in ogni caso, ma questo è un giudizio personale, è di alto profilo ) ma è messo sotto schiaffo un modo di continuare a intendere la politica come affare di pochi, come esercizio di potere, come strumento di auto legittimazione per apparati e uomini che della politica stanno facendo un mestiere. E’ in ballo, cioè, il futuro stesso della vera politica, quella che chiede pulizia, trasparenza, partecipazione nella elaborazione dei programmi, rinnovamento della sua classe dirigente. Senza un futuro per la vera politica non c’è futuro neppure per la società. E’ del tutto evidente che non può “pensare nuovo” per la sua città, per il suo paese, per la società in cui vive, chi “pensa vecchio” per i meccanismi di scelta, di legittimazione e di controllo della classe dirigente. E a chi deve stare a cuore il futuro se non ai giovani? Sono loro che hanno il diritto di rivendicare una ventata di rinnovamento, ma hanno anche il dovere di esserne i protagonisti. E’ in questo senso, a mio avviso, che la candidatura di Ortis dovrebbe essere da loro caricata di un significato che va al di là della contingenza delle elezioni comunali, per diventare (a destra, al centro e a sinistra) il grimaldello capace di spaccare le incrostazioni della partitocrazia. I giovani, in particolare, dovrebbero farsi carico di trasformare la “candidatura Ortis” in “effetto Ortis”, facendo, tutti assieme, massa critica per l’attuazione di un metodo che poi ognuno applicherà all’interno dei propri ambiti di appartenenza. Quanto sia stucchevole, ipocrita e fuorviante la polemica sulle primarie è facilmente dimostrabile. Oggi a sbandierarle sono quanti sono rimasti in assoluto silenzio quando a chiederle (e a chiederle aperte a tutti i cittadini) fu nel maggio scorso, in una pubblica assemblea, l’associazione EssereUdine. Un silenzio, il loro, dettato dal fatto che il candidato già scelto dalle gerarchie regionali dei partiti (sulla testa degli udinesi), e di cui non si poteva ancora rendere noto il nome, non le ha mai volute. Perché, allora, le invocano ora? Perché sanno che non le faranno mai e perché vogliono strumentalmente ritorcere su altri le loro colpe. Non a caso hanno già fatto sapere, sulla stampa, che se le segreterie troveranno un accordo su un nome, allora le primarie non serviranno più. Una ulteriore dimostrazione di quanto sia ipocrita questa polemica è data dalla mancanza di qualsiasi riferimento alle primarie per le elezioni provinciali e per quelle regionali. Perché se ne parla solo per quelle comunali di Udine? E’ evidente: perché il “caso Ortis” mette in discussione, a destra e a sinistra, un modo vecchio (ma che all’apparato, di qualsiasi colore, fa comodo) di intendere la politica. Ecco perché ritengo che proprio dai giovani dovrebbe venire l’iniziativa di una mobilitazione (con dibattiti, documenti, volantini, sit-in, collegamenti fra i blog della rete, o altre modalità che la loro fantasia suggerirà) per chiedere, nel loro interesse, “uno cento, mille casi Ortis in regione, in provincia e nei comuni”.

  • Sono d’accordo per quanto riguarda il ragionamento sulla attuale situazione politica comunale. Daltronde questo è un indice molto significativo sulla classe politica in generale: basta guardare lo scenario nazionale.
    Però secondo me bisogna riflettere anche su un altro problema che è connesso, non subordinato, al primo: la maggior parte della gente è totalmente disinteressata. E’ un alibi fin troppo semplice quello di additare nella crisi della politica la causa dell’indifferenza dei cittadini.
    Sono loro a permettere il verificarsi di giochi di palazzo attraverso il loro disinteresse.
    Ritengo sacrosanto che i giovani siano i primi (anche perchè essi sono i meno partecipi e interessati) a doversi preoccupare di quanto sta succedendo, cercando di reagire con iniziative e mobilitazioni; ma questo lo dovrebbero fare di concerto a tutti gli altri cittadini, più o meno “seniores”.
    Questo è il motivo per cui noi abbiamo deciso di creare udivenire: stimolare e sviluppare il dibattito, nuove proposte costruttive per la città di domani parificando la posizione dei giovani a quella di tutti gli altri. Il confronto e la diffusione delle idee sono molto importanti, ma bisogna smettere di “catecorizzare” ed iniziare a lavorare tutti insieme.

  • Mi permetto di fare solo alcune precisazioni, pur concordando pienamente con quanto espresso negli ultimi due commenti sopra. Per quanto riguarda le primarie, a chiederle questa volta non sono stati i partiti, inteso come classe dirigente, anzi, ma i militanti che stanno alla base di questi, perchè credono fermamente in una nuova politica. Militanti dei quali faccio parte. Credo che un candidato sindaco debba essere scelto in base alla condivisione di un programma, ed in base ai programmi scegliere. Questa è democrazia!
    E’ altrettanto vero però che c’è estremo disinteresse e apatia tra le persone per la politica, specialmente nei giovani, confermo. Io da giovane sono il primo ad essere deluso dai miei coetanei, e gli ripeto sempre: la politica è decidere il presente, ma soprattutto il futuro, ed il futuro siamo noi!
    Come disse George Jean Nathan: “I cattivi rappresentanti sono eletti dai bravi cittadini che non votano.” Proprio vero!

  • Ma perchè allora, visto che un programma non c’è, alcuni partiti si ostinano a trovare un candidato-alternativo? La politica vuole il politico: è così da sempre e non sarà di certo un Grillo a cambiare le cose. Come diceva Senior, le uniche persone che possono dettare il cambiamento siamo noi cittadini…..ma non continunando a mantenere i soliti……altrimenti non abbiamo capito molto!

  • Per ampliare il tema del dibattito segnalo un intervento dell’ex Sindaco di Udine avv. Piero Zanfagnini nel forum che si trova al seguente indirizzo: http://www.gianniortis.it/gianniortis/forum/gruppo.jsp?idGruppo=2.

  • In linea di principio sono pienamente d’accordo con Alessandro.
    Le primarie sono un esempio attuale di democrazia diretta attraverso il quale i cittadini sono chiamati a scegliere i candidati alle elezioni, ma perché esse possano adempiere efficacemente a tale funzione, è necessario che, in vista di tale consultazione, vengano preventivamente:
    1- individuati i soggetti (partiti, movimenti, liste civiche ecc.) che sono disponibili a farle;
    2- concordate le regole, tali da garantire la pubblicità ed il controllo di tutte le operazioni elettorali, nonché la conoscenza dei candidati e dei rispettivi programmi anche attraverso confronti diretti tra i candidati stessi.
    Ciò in quanto la partecipazione deve essere effettiva e non strumentale!
    Per tutte queste ragioni, di fronte alle elezioni primaverili le primarie debbono essere fatte nell’autunno precedente, come è successo nel caso di Prodi, in cui sono state tenute il 14 ottobre.
    Siamo già in febbraio con le elezioni fissate per l’8-9 giugno; le primarie non sono state decise né dal Pd né dalla Coalizione né tanto meno discusse. Nessuno ha parlato delle regole del loro svolgimento. Mi pare inoltre che allo stato manchi proprio il candidato del Pd.
    Tutto ciò posto, emerge palesemente che oggi non sono più possibili primarie degne di questo nome.
    Dire che il tempo è scaduto significa rispettare il principio delle primarie che è assolutamente sentito da tutti, evitando dunque delle finzioni puramente strumentali.
    Rivolgendomi ad Alessandro, ti chiedo: voi militanti, fondamenta del Partito Democratico, sareste disposti ad accettare una simile finzione? Oppure, sareste disposti a votare un candidato imposto direttamente dalle Segreterie dei partiti?

  • Bella domanda! Che fanno i giovani del pd? Lasciamo stare il dato anagrafico, mi riferisco a quelli che non sono già strutturati nell’apparato. Tanto per fare nomi: non mi aspetto niente di nuovo e di diverso (sulla scelta del candidato, ovvio; sul resto non mi pronuncio) da Debora Serracchiani. Ma gli altri? Pretendere le primarie, oggi, lo hanno detto benissimo senior e Giorgio, significa solo fare (inconsapevolmente?) il gioco delle segreterie e di quella regionale, nemmeno di quella cittadina, innanzitutto. Ossia operare oggettivamente al fine di consentire a Bertossi il massimo margine di manovra. Cosa abbia a che fare tutto ciò con le primarie e con la scelta dal basso del candidato del cs, mi sfugge. Cari amici militanti del pd, non sarebbe ora di uscire dall’ambiguità? che fare (come diceva uno che la sapeva lunga)? Far sentire la propria voce o avallare?

  • Non credo che tramite il processo delle primarie si possa parlare di “imposizione dei partiti”. Ripeto, credo che sia la maniera più democratica per la scelta del candidato sindaco. Che poi non tutti i partiti siano d’accordo col metodo delle primarie è un’altra cosa vedi ad esempio i “Cittadini”. Se ci pensiamo bene però, questo discorso viene affrontato solo dal cs, e perseguendo la strada delle autocandidature si rischia di frammentare eccessivamente l’elettorato, rischiando di consegnare alla destra, nell’indecisione, Palazzo D’Aronco. Ad esempio ad un candidato come Blasoni, mi viene da piangere.. Ormai è ovvio che non si prenderà questa strada, ma ritengo che sia un peccato ed un’opportunità presa, effettivamente ci si doveva muovere prima.
    In merito alla domanda: “cosa fanno i giovani del PD?” Per giovani innanzitutto indendiamo gli under 30, e per ovvie ragioni la Debora Serracchiani è fuori da questo contesto. Noi giovani non stiamo a guardare, personalmente mi confronto costantemente con gli organi di partito per cercare, nei limiti del possibile, di dare un’impronta di freschezza e genuinità in questa fase.
    Geronimo, la tua battuta: “Lasciamo stare il dato anagrafico, mi riferisco a quelli che non sono già strutturati nell’apparato”, credo trovi per una parte risposta sopra; infine, credo e sostengo convintamente che i giovani debbano essere negli apparati di partito, o chiamali pure come credi, in quanto la semplice protesta o sfogo sulla stampa, blog etc. non porti da nessuna parte e non consenta cambiamenti concreti. Ritengo invece che, se il “sistema partito” deve essere cambiato, la miglior soluzione è farlo dall’interno, cercando di combattere i vecchi retaggi mentali e il metodo di fare politica. I giovani che entrano in politica, da dx a sx, vogliono una nuova politica (spero) e i Giovani del PD sono in prima fila. A livello comunale o provinciale le cose non sono così gravi ovviamente, ma a livello regionale e nazionale senz’altro si deve far sentire la nostra voce. Quindi non facciamo inutile populismo o grillismo, denunciando solamente i problemi e criticando le scelte. Cerchiamo di dare soluzioni concrete, o per lo meno di combattere per quello in cui si crede. Ci tengo a chiarire queste cose, in quanto non vogliamo essere paragonati a coloro che assecondano passivamente il sistema, ma che invece lavorano congiuntamente per rinnovarlo.

  • Da quello che emerge dalla tua riflessione, Alessandro, sembrerebbe che chiunque voglia fare politica “concretamente” debba farlo all’ interno del partito, cercando di cambiare il sistema da quella posizione. Pertanto coloro i quali si collocano fuori da questo schema, potrebbero solo fare sterile polemica, andando inoltre a spaccare la coalizione del centro sinistra. Continuando nella stessa logica, eventuali primarie dovrebbero vedere come partecipanti, i candidati che emergono all’ interno del partito stesso. Ma il centro sinistra non è composto solo dal partito democratico e quindi ben potrebbe esserci un ruolo anche per candidati “outsider”, l’ importante è che ci sia un dialogo fra le forze politiche e che venga rispettato un certo preavviso. In questo caso eventuali autocandidature sarebbero un arricchimento dello scenario politico. Fenomeno diverso, è quello della fuga in avanti di singoli candidati, che a ridosso delle elezioni e nonostante la scelta della coalizione di riferimento, si propongono autonomamente alla consultazione dei cittadini, destabilizzando equilibri già raggiunti (vedi Cacciari nelle ultime elezioni comunali di Venezia). Non mi sembra che una situazione del genere sia rispecchiabile nell’ attuale realtà politica di Udine. Da ultimo mi pare doveroso ricordare l’ importanza che hanno assunto le liste civiche nel passato del centrosistra a Udine.

  • No Mattia, non volevo dire questo. Non dico assolutamente che chi vuole fare politica, la possa fare solamente da dentro i partiti. Riconosco il ruolo importante delle liste civiche, soprattutto nella città di Udine. “Politica sterile” viene fatta a volte anche dai partiti purtroppo; questo concetto lo intendo come il solo denunciare problemi, senza dare soluzioni concrete, tutto qui.
    Il mio concetto era diverso, chiedevo le primarie nel cs per far decidere ai cittadini il candidato di coalizione, e se i rusultati lo consentivano, appoggiare congiuntamente anche un candidato outsider.

  • Merito sì merito no.
    Sicuramente c’è una certa sinistra collettivista e omologante che non accetterà mai di parlare in termini positivi di questo “merito”.

    Invece c’è una sinistra riformista, liberalsocialista, radicalsocialista che pone al centro della sua riflessione politica lo sviluppo libero e pieno di ogni soggetto che compone la società.

    Questo significa anche valorizzare il merito in una situazione però di pari opportunità. In termini molto semplicistici: alla linea di partenza tutti devono avere le stesse possibilità, il vincitore sarà il più meritevole.

    I problemi nascono quando si parla di criteri e metodi per giudicare. Il merito non può essere valutato in modo arbitrario, non può essere passato al vaglio di chi detiene già posizioni di potere-status-privilegio.

    Insomma, molte volte coloro che detengono potere (economico, culturale, poitico…) e si riempiono la bocca del termine “merito” nella realtà operano spesso sulla base di un merito che non è tale e che è clientelar-familistico.

    Costui infatti -a meno che non sia consapevole di molte dinamiche psicologiche e comportamentali e non conosca il modo per gestirle- tenderà a valutare meglio chi è insieme abbastanza competente e abbastanza ubbidiente.

    Pezzo tratto dal sito http://www.sinistrafriuli.net
    ———————————
    Ad un riformismo scialbo e centrista, confessionale e grezzamente meritocratico clientelare, ad una destra populista e selvaggiamente liberista, noi opponiamo un riformismo laico e socialista, che coniughi giustizia e libertà, che valorizzi diritti insieme a competenze e professionalità (il compianto Bruno Trentin in un ultimo suo intervento ci mise in guardia sul “merito” -Chi decide? Chi lo valuta? Con quali criteri?- affermando con forza che la sinistra deve parlare piuttosto di “competenze”, intese per noi socialisti come quel mix in continuo divenire fra conoscenze, abilità e atteggiamenti e che qualifica un essere umano individualmente e socialmente).

    Tutto ciò perché –come disse Calvino- “La politica ha bisogno di un modello ideale a cui tendere (se no, è solo gestione d’un potere) ma nello stesso tempo la politica è empiria, verifica sui fatti, tentativo, correzione ininterrotta dell’errore ( se no, è solo teoria astratta).”

    Per noi c’è uno spazio culturale infinito, di sinistra, laico, ambientalista, di governo, riformista, socialista, che può far nascere, elaborare e attuare politiche sociali, economiche, di sviluppo scientifico, di crescita umana, di miglioramento della qualità della vita, di sviluppo compatibile, di diffusione ed espansione dei diritti civili, di pari opportunità, di libertà, uno spazio EUROPEO E SOCIALISTA per MIGLIORARE LA VITA DI TUTTI.

    Ciao.

  • …scusate, dimenticavo una frase che ci fa capire in che modo la riflessione all’interno dei movimenti e dei partiti socialisti europei si è pian piano liberata dal determinismo ottocentesco e positivista permeante il marxismo, per arrivare a definire un socialismo che coniughi libertà (al prlurale) con giustizia ed equità (diritti formali e sostanziali).

    “…è socialista quella società che riesce a dare a ciascun individuo la massima possibilità di decidere la propria esistenza e di costruire la propria vita…”
    Riccardo Lombardi

    E mi sembra evidente che tale società non può essere autoritaria -né fascista, né comunista-, anzi deve essere aperta e laica, ma non può neppure essere sic et simplicter “liberista”…

    Insomma: al’è un grant casin!

    Ciao Mandi.


Lascia un commento