Questa che sottolineo è una porcheria tutta italiana assolutamente bipartisan.
In Italia le leggi elettorali sono cambiate più volte; in alcuni casi di pochissimo. Sono però rimaste delle costanti: una di queste è che per candidarsi è necessario raccogliere un minimo numero di firme che attestino che vi è almeno una base, seppur ristretta, di persone, disposta a votare chi si propone.
Il giorno 15 febbraio 2008 il Governo Prodi II ha emesso un decreto-legge dal titolo “Disposizioni urgenti per lo svolgimento delle elezioni politiche ed amministrative nell’anno 2008″
E’ un testo tecnico e breve, poco interessante invero, tranne che per l’articolo 4: questo inizia con una pappardella incomprensibile, che però poi diviene chiarissima; risparmiando a chi non è tecnico la lettura, il significato è molto semplice: raccogliere le firme per candidarsi è una rogna, per fortuna però, grazie all’articolo di cui sopra, chi ha almeno due rappresentanti in una camera (o anche al Parlamento Europeo, non escludiamoli poverini) può farne a meno e sostituire il tutto con una certificazione di un capoccia politico del suo partito.
Il risultato la protezione dell’establishment: chi ha già una poltrona è facilitato a mantenerla e, di converso, diventa più difficile per chi vuole entrare farlo, senza per questo tentare di ingraziarsi chi si trova già “sull’arcione”…
Cioè, la partitocrazia, finalmente inizia a risolvere il problema dello scollamento con la società civile: si libera della sua dipendenza da quest’ultima e dissuade l’accesso di forze nuove e indipendenti nel parterre politico. Un altro passo verso l’instaurazione di una oligarchia clientelare di fatto.
Ma, siccome bisogna essere attenti a dire tutta la verità, c’è chi contro questo provvedimento iniquo a protestato ed è riuscito ad ottenere qualcosa.
Chi è stato? Un paladino del Popolo, Fernando Rossi.
Questo verace ferrarese, che nella sinistra radicale si trovava un po’ stretto, si è incatenato ad una statua all’interno del Senato, veeementemente sengalando questa ingiustizia: insomma, lui i due membri di una camera non li aveva, com’era possibile che fosse escluso da questa manna improvvisa? Chi era lui, il figlio di un Dio minore?!?
E allora, in sede di (una rapidissima) conversione del decreto-legge, Camera e Senato hanno fatto una piccola modifica, rendendo sufficiente che il movimento o partito che voglia l’esonero dalle firme abbia almeno 2 parlamentari (quindi anche 1 senatore e 1 deputato o 1 membro del Parlamento Europeo).
Solo che Rossi non è contento, perché lui non ha nemmeno quelli: ma gli “amici” che hanno trattato con lui riguardo alla modifica, gli hanno assicurato che troveranno una seconda firma “tecnica” (così l’hanno chiamata) anche per lui.
Ironia a parte (scusate se ho abbandonato il mio consueto tono pacato, ma questa norma mi ha lasciato veramente basito), questo provvedimento legislativo è altamente iniquo: le forze politiche che hanno governato il paese per una legislatura non acquisiscono alcun “diritto divino” a rendersi la vita più facile nelle procedure elettorali rispetto agli “outsider”, anzi! A maggior ragione per il fatto che esse hanno detenuto il potere, dovrebbero umilmente presentarsi in tutte le sedi a chiedere la fiducia dei cittadini.
Ma evidentemente non la si pensa così; dicono che la politica sta cambiando,
in peggio decisamente.
Davide Vieni