Un passato anticipato

Mercoledì 6 febbraio il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha sciolto le Camere: per legge, dopo lo scioglimento, devono seguire le elezioni anticipate nei successivi 45, massimo 70, giorni.

E’ stato quindi scelto di fissare le elezioni per il 13 aprile 2008.

 Lo scenario che si è venuto a creare è una sorta di ritorno al passato; la politica, anche in questa occasione, ne è uscita sconfitta, i cittadini delusi, il Paese in ginocchio.

Un tema che fa abbastanza discutere negli ultimi giorni riguarda l’ormai famoso referendum per il sistema elettorale. In particolare (Corriere della Sera) “alcuni giuristi sostengono che il Comitato referendario potrebbe sollevare conflitto d’attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti del Presidente della Repubblica, impugnano davanti alla Corte Costituzionale il decreto di scioglimento delle Camere, bloccando così le elezioni“.

La domanda che ci si deve infatti porre è “dopo che era stato scelto di fare un referendum proprio sul sistema elettorale, è giusto indire delle elezioni con un sistema di voto ”non voluto”??”

La solite “logiche di mercato” hanno visto gli ideatori del Porcellum prima avversari della propria “creatura” e infine ammiratori della propria “invenzione”; nello stesso tempo viene però anche da chiedersi come mai il centro sinistra, che ora tanto si batte, non abbia agito e non abbia preso provvedimenti durante la propria legislatura.

Secondo Piero Alberto Capotosti “Un ipotetico conflitto promosso dal Comitato referendario non è auspicabile perchè costituirebbe un colpo inferto all’ordinato andamento della vita politico-istituzionale italiana (..) Resta però da aggiungere che nel nostro sistema è proprio la Corte Costituzionale l’organismo chiamato a valutare il corretto svolgimento della funzione legislativa che regge la vita istituzionale“.

Sarà quindi molto interessante valutare quale sarà il comportamento del “giudice delle leggi” di fronte ad una situazione così palesemente in contraddizione.

Niccolò Picotti

1 Commento

  • Un eventuale ricorso alla Corte Costituzionale, anche se astrattamente ammissibile, in concreto è quasi impossibile ed inopportuno che abbia luogo. Non è possibile infatti aprire e chiudere l’eventuale giudizio davanti alla Corte prima delle elezioni: ad impedirlo sono i tempi tecnici del processo, vista l’impossibilità (almeno che io sappia) di ottenere, nel giudizio davanti alla Corte, la sospensione dell’esecuzione del DPR che indice le elezioni.
    Quindi nell’ipotesi in cui esso dovesse avere luogo, per forza di cose si concluderebbe dopo il 13/04/2008, quando le elezioni avrebbero già avuto luogo.
    Cosa succederebbe in questo caso?
    Le risposte possibili sono due: il ricorso può essere respinto (perchè rigettato o dichiarato inammissibile) oppure venire accolto.
    Cosa succederebbe allora se venisse accolto?
    Ci si troverebbe di fronte all’illegittimità del DPR (impugnato) che ha disposto lo scioglimento delle Camere e alla consequenziale illegittimità di quello che ha convocato i comizi elettorali, a causa del conflitto di attribuzione.
    Si dovrebbero allora annullare le elezioni in quanto indette con atto illegittimo?
    Questa soluzione, ammesso e non concesso che sia possibile, mi sembra molto, molto peggiore rispetto a quella di andare ormai al voto il 13/04/2008 e lasciare che siano le Camere nuovamente elette ad occuparsi della revisione della legge elettorale: in questo caso infatti verrebbe costituito il Governo a breve termine, limitando così la situazione d’empaisse provocata dallo scioglimento anticipato delle Camere. Situazione che, viste le attuali condizioni in cui l’Italia versa, credo sia meglio circoscrivere il più possibile.


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