Il Wi-Fi per chi non lo sapesse è il mezzo tramite il quale si garantisce l’ accesso ad una linea a banda larga senza fili con qualsiasi dispositivo compatibile (portatili, cellulari, palmari…)
La possibilità di usufruire di questo servizio gratuitamente non è piu appannaggio delle sole grandi metropoli (San Francisco, New York…) ma dalla primavera del 2008 anche dei piccoli centri urbani, Pordenone ne è un esempio.
I benefici che porterebbe alla città di Udine sarebbero molteplici : ad esempio la possibilità di portare l’ accesso a internet in zone non attualmente coperte dal servizio adsl (Godia 3km da Udine) oppure a persone che non possono permettersi i non proprio popolari canoni adsl.
Idealmente il Wi-Fi si pone come una evoluzione della telefonia mobile grazie al quale, non solo sarà possibile essere sempre reperibili, ma si potrà effettivamente, dovunque e in qualsiasi momento, portare avanti i propri interessi e affari.
Inoltre è importante sottolineare la possibilità da parte della città di aumentare la gamma di servizi offerti ai turisti ad esempio rendendo disponibili guide consultabili online o per prenotazioni di alberghi fino all utilizzo del ormai famosissimo voice over ip (come ad esempio skype).
Un progetto di tale portata, considerata ormai la necessità e l’ importanza che internet assume nelle nostre vite quotidiane, necessariamente ha dei costi, che tuttavia considerati i benefici, non sono poi così esorbitanti: il progetto Pordenonese cofinanziato dalla regione per la linea Wi-Fi ad esempio ha un costo annuale di circa 400.000 euro.
In piu sarebbe utile affiancare a questo servizio incentivi sull’ acquisto dei personal computer e corsi di alfabetizzazione informatica per far sì che veramente tutti possano usufruire di questa opportunità.
Potremmo essere noi una volta tanto a correre invece che a inseguire.
Mattia Paladin
10 Commenti
Gennaio 14, 2008 alle 11:20 pm
Vero. Mi viene da pensare che anche altri paesi stanno correndo veloci su questa strada: quest’estate sono stato a Tallinn capitale dell’Estonia, e quasi l’intera città era coperta da rete Wi-Fi, stesso dicasi per Riga, capitale della Lettonia, che ha disseminato per la città una serie di cabine telefoniche con un’apposita segnaletica che indica un ponte radio intorno ad esse per un raggio di 100 metri.
Non a caso queste sono società in grande crescita (a differenza di noi, purtroppo) e che puntano molto sullo sviluppo delle nuove tecnologie.
Gennaio 15, 2008 alle 9:05 am
Mi piace tantissimo il finale di Mattia: “potremmo essere una volta noi a correre invece che a inseguire”. Che motto!! Se fossi in campagna elettorale lo userei tutta la vita!!!
Una copertura wi-fi sarebbe per Udine e per i suoi cittadini davvero un bel colpo, utile e innovativo allo stesso tempo.
Non bisogna dimenticare che ormai quasi tutto ruota attorno al computer: lavoro, hobby, servizi quotidiani etc…Una politica comunale rivolta al cittadino non può assolutamente tralasciare questo dato.
Da tempo ormai si sprona, con contributi più o meno validi ai giovani studenti (non mi risulta che ci siano altri target), all’acquisto di un computer; perchè non spronare anche all’utilizzo di quel fantastico strumento che è internet?
Questo discorso, che ci porterebbe ad un “quasi primato” in Italia è già stato fatto in California quasi 2 anni fa; Schwarzenegger non si è limitato a fornire un servizio discreto, ma ha deciso di porre un servizio buono (veloce come una normale adsl italiana) e un servizio ottimo (si osavano paragoni con la fibra-fastweb).
Inoltre, e non si può far finta di niente, la copertura americana si estendeva per un territorio maggiore “n” volte Udine……
Proprio qualche giorno fa, in pieno centro, mi si è avvicinato un ragazzo straniero che chiedeva di un “internet point”….pensate che bello sarebbe stato rispondergli: “è tutto intorno a te!” ….
Febbraio 3, 2008 alle 9:10 pm
Invece in Italia non è assolutamente possibile, grazie ai decreti anti-terrorismo che impongono misure di sicurezza esagerate per chiunque fornisca accesso ad Internet.
A Berlino, città nella quale sono stato di recente, basta ficcare EURO 2 in moneta dentro ad un “internet kiosk” e si naviga per un ora. Punto.
Non parliamo nemmeno del discutibilissimo metodo di assegnazione delle frequenze WiMax.
Febbraio 3, 2008 alle 10:09 pm
Non mi sono documentato più di tanto sul fatto quindi non so ribattere a “qualsiasi”.
Fatto sta che, in una logica di cambiamento, alcune cose possono e devono essere modificate, non trovi?
Personalmente però la tua tesi mi sembra in contraddizione con il dato (che ho sentito) relativo a Pordenone.
Cercheremo di fare chiarezza sull’argomento per capire se effettivamente è un discorso così “proibitivo”!!
Febbraio 4, 2008 alle 11:00 am
In effetti ci sono delle problematiche di carattere normativo rispetto al libero accesso alle rete wireless, ad esempio, il decreto antiterrorismo Pisanu, citato da “Qualsiasi”, obbliga ogni utente ad identificarsi nella rete. Ma è semplicemente superabile utilizzando una carta dei servizi regionale che, con un lettore smartcard, permette di identificare l’ utente di un compter o notebook. Invece per palmari o cellulari basterà mettere il pin che si troverà sulla stessa tessera , come mi risulta facciano già a Pordenone. Per chi poi volesse consultare la norma, faccia riferimento al d. l. 155/2005 (art. 7) che si trova al seguente indirizzo: http://www.parlamento.it/leggi/05155l.htm
Febbraio 12, 2008 alle 1:33 pm
Gianni Ortis ha manifestato il suo interesse e consenso ad inserire nel suo programma elettorale il Wi-Fi a Udine. Fatemi sapere la vostra opinione e suggerimenti in merito.
Febbraio 12, 2008 alle 2:28 pm
Come ho già detto, secondo me, quello della wi-fi, è un ottimo punto che andrebbe a toccare vari interessi.
Pensiamo solo alla diffusione che avrebbe questo ormai indispensabile strumento…..
L’avvocato è l’unico che si è interessato al tema e l’unico che ha intenzione di appoggiarlo.
A mio avviso dovremmo raccogliere maggiori informazioni per poter presentare un piano più dettagliato.
Se qualcuno può darci una mano sarebbe a dir poco indispensabile!!!!
Febbraio 15, 2008 alle 11:32 am
La proposta è veramente interessante e accattivante. Credo che gli aspetti normativi e di fattibilità non siano poi così insormontabili e inoltre le leggi esistono anche per poterle se non cambiare, almeno “adattare”…il problema dell’autenticazione legata alle leggi antiterrorismo secondo me si può risolvere facilmente: ci si reca in punti autorizzati che potrebbero essere uffici turistici, tabaccherie… e presentando un documento ricevere una chiave di rete, basta….La tecnologia buona va usata e sta alla base dello sviluppo e dell’innovazione, sarebbe veramente troppo bello!
Marzo 9, 2008 alle 3:04 pm
Sono appena tornato da quel di Parigi….
Pare che qua ci sia il Wi-Fi, gratuito, nei luoghi pubblici come ad esempio parchi e biblioteche. Penso quindi che le leggi antiterrorismo non possano in alcun modo bloccare iniziative di questo tipo.
Solo un pensiero che mi è venuto dalla lettura di articoli come questo….che nulla toglie all’iniziativa, che condivido in pieno e che mi piacerebbe diventasse presto realtà:
http://www.corriere.it/esteri/07_dicembre_18/wifi_dannoso_parigi_6daf0ffe-ad8a-11dc-af1c-0003ba99c53b.shtml
Quindi si dovrebbe fare attenzione perchè temo sia un problema da non sottovalutare, quello dell’inquinamento elettromagnetico.
Posto che già grazie ad altre apparecchiature come i telefonini, siamo esposti ad eccessive quantità di onde che possono causare disturbi, probabilmente più che tappezzare il centro di ripetitori, si potrebbero individuare delle “isole” Wi-Fi, più o meno circoscritte in cui posizionare i ripetitori segnalandole ed allestendole in maniera adeguata sia dal punto di vista della funzionalità che del decoro urbano: questo anche perchè renderebbero di immediata comprensione per chiunque la presenza di un’area Wireless pubblica, anche a chi è appena arrivato in città e non si sa ancora muovere……ma questo è un altro problema, anche perchè è piuttosto complesso e che va ben pensato!
Intanto incrociamo le dita!
Marzo 17, 2008 alle 12:00 pm
Ciao, sempre per ampliare la discussione e contribuire con nuove informazioni….
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OTTIMO RISULTATO sulla rete a FIBRE OTTICHE! I SOCIALISTI UDINESI: ORA UN FORTE IMPEGNO PER L’UTILIZZO di SOFTWARE MENO COSTOSI E PIU’ SICURI nella PUBBLICA AMMINISTRAZIONE.
Cablare la città con le fibre ottiche utilizzando i cavidotti già esistenti per ben 32 chilometri: questo significa realmente contribuire allo sviluppo culturale ed economico della città risparmiando denaro dei contribuenti e disagi ai cittadini. Ma l’aspetto positivo strategico è che si potranno trasferire quantità di dati impressionanti e gratuitamente. Il tutto grazie all’accordo e alla collaborazione fra Comune di Udine e Regione, amministrate entrambe da forze di centro-sinistra. Un plauso è dovuto. Ora riproponiamo convintamente e con forza quello che il consigliere socialista Stefano Bulfone ha proposto con una mozione già depositata nel luglio del 2007: introdurre e incrementare a tutti i livelli l’uso di Software Libero e Open Source. Questa introduzione porterebbe infatti a minori costi, maggior sicurezza, possibilità di soluzioni “personalizzate”.
_________________
Gruppo consiliare “PARTITO SOCIALISTA”
Udine.
Mozione
RISPARMIARE e AUMENTARE LA SICUREZZA SUI DATI
tramite l’introduzione e l’espansione di Software Libero nella Pubblica Amministrazione
Premesso che viene definito come Software Libero quel software (sistemi operativi, applicativi generici elaboratori di testo, gestori di database, navigatori internet e applicativi più specialistici) il cui codice sorgente sia noto e liberamente disponibile e il cui uso non sia soggetto a limitazione, tranne quella di fissare condizioni sui prodotti da esso derivati (come ad esempio con la cosiddetta licenza GPL: General Public Licence che prescrive la natura pubblica dei nuovi codici scritti);
Considerato il delicatissimo aspetto della sicurezza informatica per la creazione e gestione di banche dati, si fa presente come l’impiego di prodotti proprietari di aziende che non rilasciano il codice con cui sono stati scritti i programmi rende di fatto impossibile anche ad esperti sapere esattamente cosa quel programma fa o può fare o potrebbero fare anche in future versioni;
Questo aspetto sconsiglierebbe quanto meno l’impiego di software proprietari (senza codice sorgente controllabile) su personal computer su cui siano depositati dati riservati e/o di valore. Il rischio di intrusione, di perdita o di acquisizione illegale di dati ha spinto alcuni paesi tra cui la Francia (ad esempio il Ministero della Cultura, dell’Educazione e del Tesoro), il Brasile, gli USA (compresi agenzie governative come CIA, FBI e NASA), il governo centrale Messicano, la Cina a dotare la propria Amministrazione pubblica prevalentemente e preferibilmente di software a codice aperto (open source), il Parlamento tedesco ha deciso di portare l’open source sui sistemi informativi istituzionali, la Corea ordina 120.000 soluzioni Office Open Source risparmiando circa l’80% dei costi, la Gran Bretagna vuole prescrivere l’uso del Software libero nell’amministrazione pubblica, ai comuni danesi sono all’esame le alternative Open Source, il ministero alla Tecnologia sudafricano su indicazioni del National Advisory Council on Innovation (NACI) sta promuovendo a tutti i livelli della Pubblica Amministrazione, del business e della scuola l’uso degli strumenti Open Source e il punto centrale dell’iniziativa IT della Commissione Europea “e-europe” è la richiesta di sviluppo e diffusione di piattaforme di sicurezza con Software Open Source;
Vista la Direttiva del Ministero per l’Innovazione e le Tecnologie del 19 dicembre 2003, recante “Sviluppo ed utilizzazione dei programmi informatici da parte delle pubbliche amministrazioni” pubblicata sulla G,.U. n. 31 del 7 febbraio 2004, avente come finalità (art. 1) fornire alle pubbliche amministrazioni “indicazioni e criteri tecnici e operativi per gestire più efficacemente il processo di predisposizione o di acquisizione di programmi informatici definita “open source” o “a codice sorgente aperto”¸ specificando che “l’inclusione di tale nuova tipologia d’offerta all’interno delle soluzioni tecniche tra cui scegliere contribuisce ad ampliare la gamma delle opportunità e delle possibili soluzioni¸ in un quadro di equilibrio¸ di pluralismo e di aperta competizione”.
Considerato che negli ultimi anni è stato distribuito software da ufficio (elaboratori testi, fogli di calcolo, programmi di navigazione in rete e di gestione della posta elettronica etc.) a codice sorgente aperto (open source) e gratuito che, oltre a poter essere utilizzato con il sistema operativo Linux, può essere utilizzato anche su computer che utilizzano il Sistema Operativo Microsoft Windows e che tale software, dal punto di vista operativo e funzionale non differisce dai più comuni pacchetti a pagamento, garantendo anche la medesima facilità di utilizzo;
Considerato inoltre che, vista l’esigua differenza tra il software libero di cui sopra e quello proprietario attualmente in uso, la migrazione può essere effettuata con un minimo sforzo di formazione del personale; Preso atto che tale migrazione potrebbe costituire il primo atto di un processo di migrazione complessivo a sistemi operativi non proprietari;
Ritenuto che requisiti essenziali per i dati della Pubblica Amministrazione siano:
A) la sicurezza dei dati trattati e conservati;
B) la comunicabilità dei dati: cioè ogni documento messo a disposizione del pubblico dovrebbe essere in un formato leggibile dai principali programmi di videoscrittura e non solo da uno o pochi;
C) stabilità del formato: cioè al fine di garantire la permanenza nel tempo della documentazione prodotta dall’amministrazione, evitando di dover ricominciare da zero in caso di cambiamento di hardware o software quindi la continuità del lavoro di essa, ogni documento deve essere in un formato reputato stabile nel tempo, che non subisce evoluzioni con l’evoluzione del software che lo elabora;
Visto che l’acquisto delle nuove versioni del software proprietario rappresenta una spesa ingente del totale della spesa informatica, con costi che si avvicinano a quelli sostenuti per l’acquisto dell’hardware dei modelli più recenti di personal computer;
Visto che amministrazioni pubbliche e soggetti privati con l’introduzione di software non proprietario e open source hanno già realizzato dei risparmi pari all’80-90% dei costi sostenuti precedentemente con la scelta di software proprietario.
Visto che tali stanziamenti di spesa potrebbero essere meglio investiti per potenziare il servizio di rete pubblico, ad oggi di potenzialità insufficiente o per la promozione di una maggiore alfabetizzazione informatica dei cittadini;
Evidenziato che contestualmente alla soggezione della Pubblica Amministrazione ai prodotti proprietari si registra il cronico e incomprensibile disinteresse per il mondo del software libero, in particolare per sistemi operativi ormai molto validi (come GNU/Linux, nelle sue molteplici versioni, da Ubuntu ad altre. GNU è l’insieme dei programmi che girano su Linux. Linux è il solo kernel che di suo serve a ben poco. La dizione corretta è dunque GNU/Linux anche se correntemente si usa chiamare Linux l’insieme delle due realtà.) e altri prodotti da ufficio funzionanti anche sotto Windows e dalle caratteristiche in buona parte sovrapponibili a quelli dei prodotti Microsoft e che possono essere acquisiti anche gratuitamente; Osservato anche che la frequente presentazione da parte di siti pubblici di documenti in formato “Microsoft Word” (quasi che questo fosse l’unico programma di videoscrittura esistente sul mercato) opera di fatto una indebita e gratuita promozione di una società commerciale ai danni di altre (da notare che Open Office contiene il codice di Star Office -software a pagamento, circa 70,00€- prodotto dalla SUN, che è un colosso tipo IBM. Non si tratta dunque di un prodotto/progetto amatoriale);
INVITA IL SINDACO E LA GIUNTA
Ad introdurre e implementare gradualmente l’utilizzo di software Open Source negli uffici del Comune di Udine, sino a renderlo prevalente;
A considerare i vantaggi derivanti da investire più in assistenza ed installazione e meno nell’acquisto di software, in particolare impiegando software libero;
A promuovere l’impiego di formati di dati standard, aperti e documentati, in quanto di estrema importanza e flessibilità per mantenere la piena compatibilità con futuri cambiamenti tecnici e avendo questo notevole impatto nel caso di realizzazione di programmi ad hoc per la PA senza nessuna conseguenza sulla facilità d’uso;
Ad inserire nel programma dei corsi di riqualificazione informatica per i dipendenti comunali anche l’impiego del sistema operativo Linux e di altri prodotti di free software e/o open source e ad indirizzare i dipendenti all’impiego esclusivo nella spedizione di documenti di formati di salvataggio/interscambio leggibili da qualsiasi altro programma di scrittura (ad esempio formato rtf) e non semplicemente documenti nell’ultima versione disponibile del programma di word processing di cui dispongono; similmente si dovrebbe agire con gli altri programmi di ufficio e non solo;
Ad attivarsi per mettere in atto politiche per diffondere maggiormente il software libero e open source nelle scuole e presso tutti i cittadini;
A utilizzare, eventualmente, come interlocutori per raccogliere gratuitamente informazioni qualificate associazioni quali:
1) Associazione Software Libero, affiliata a Free Software Foundation Europe, entità legale senza scopo di lucro, che ha come obiettivi la diffusione del software libero in Italia ed una corretta informazione sull’argomento;
2) ILS – Italian Linux Society è l’associazione che si occupa di favorire progetti relativi allo sviluppo su Linux in Italia, nonché di favorire il coordinamento tra i vari Linux Users Group italiani;
3) “Associazione per lo sviluppo della cultura informatica Amici di Linux” che ha lo scopo di introdurre la filosofia del software open source e di Linux in particolare nelle scuole e nella società;
4) altre associazioni no profit con finalità analoghe presenti localmente.
IL CONSIGLIERE:
STEFANO BULFONE (Sinistra per il FRIULI)
Free Software: ha le 4 libertà fondamentali: 0 eseguire il programma per qualunque scopo 1 studio e modifica dello stesso 2 copia dello stesso senza limiti 3 migliorare il programma e distribuirlo con i miglioramenti apportati. La licenza GPL si propaga ai prodotti derivati che devono conservare traccia della licenza e dei nomi degli sviluppatori originali. Inoltre free non deve intendersi come “gratuito”, può esserlo ma non è necessario. In ambito Unix si comincia a contare da 0.
Open Source: il codice sorgente è disponibile ma non è detto che lo si possa modifica, ridistribuire, …
Freeware: può non essere Open e nemmeno Free Software. Si può usare liberamente ma non c’è necessariamente il codice sorgente, la possibilità di studiarlo, modificarlo, ridistribuirlo.
_________________
Gruppo consiliare “PARTITO SOCIALISTA”
Udine.